Comune di Cascia

Il comune

Dai reperti archeologici conservati nel Museo Civico, appare chiaro che il territorio dell’Appennino centrale, comprendente la zona di Cascia, era intensamente abitato già in epoca preromana, diversi secoli prima di Cristo, da popolazioni protoitaliche, incineratrici prima e inumatrici poi, che vivevano di agricoltura e artigianato.

In epoca protostorica, insieme al nursino e al reatino faceva parte della Sabina che, nel III secolo, venne conquistata dai Romani; nella divisione augustea dell’Italia in Regioni, il Samnium, di cui la Sabina entrò a far parte, costituì la IV Regio.
A testimonianza della vitalità e dell’importanza di Cascia in epoca preromana e romana rimangono ancora oggi segni evidenti, ritrovamenti archeologici avvenuti in tutto il territorio: tombe, epigrafi, stipi votive, monete, vasi, are, cippi funerari.
I romani colonizzarono la zona stabilendovisi in maniera massiccia.
La Cascia romana non era però la “Cursula” ricordata da Dionigi d’Alicarnasso, con la quale hanno voluto identificarla alcuni studiosi, perché quella città, secondo le informazioni forniteci dallo storico greco, distava da Rieti solo 15 chilometri circa, mentre Cascia ne dista ben 59.
Un pago romano, cioè un distretto campagnolo, si era formato alle falde dell’abitato attuale, già con il nome di “pagus cassianus” o “Cassia” (poi divenuto l’attuale “Cascia”); alla contrada intorno a Santa Maria è rimasta ancora l’antica denominazione “pago”.
All’interno del pago romano, abitato da popolazioni dedite all’agricoltura e all’artigianato, nascerà in epoca cristiana la chiesa di Santa Maria della Pieve (dal termine plebe, cioè popolo minuto), impiantata tra il IV e il VI secolo, su un tempio pagano.
La prima volta che la città viene menzionata in un documento ufficiale, è in occasione della guerra tra Bizantini e Goti, quando nel 553 il generale Narsete impose ad Aligerno di recarsi a Cascia per contrastare il passaggio dei soldati gotici che si stavano dirigendo dall’Umbria verso la Campania.

Alla società romanizzata vennero poi a sovrapporsi i Longobardi, che scesero in Italia al seguito del loro re, Alboino, nel 568: una parte di questi guerrieri, federatisi con i bizantini, formarono nel centro Italia il Ducato di Spoleto, che arrivò presto a comprendere il territorio montuoso circostante, tra cui le montagne dell’attuale Valnerina. Nella terminologia e nell’organizzazione politica della zona nel medioevo ancora perdureranno retaggi di epoca longobarda.
In epoca altomedievale la campagna fu dominata dalle numerose celle monastiche dell’abbazia di Farfa; tra di esse fu costituito il priorato di Romagnano, con annesso Ospedale di S. Spirito, sotto il gastaldato longobardo, grazie alle molte donazioni dei coloni. Vi dominarono le abbazie di S. Eutizio, Ferentillo e Sassovivo e furono costituiti vari centri monastici e priorati.
Ai Longobardi nel 789 succedette la dominazione franca, fino a che, nel 962, l’ imperatore Ottone I del Sacro Romano Impero, regalò al pontefice gran parte della Valnerina tra cui la città di Cascia, cioè tutto il territorio che si estendeva dal basso all’alto del colle di Sant’Agostino, tanto è vero che nel medioevo il Comune doveva pagare al papato, legittimo proprietario del luogo, un tributo, il cosiddetto fodrum.
Alcuni decenni dopo il Mille, si arriverà alla nascita del castrum Cassiae, cioè del castello fortificato, vale a dire l’incastellamento in alto sul colle che si intitolava a Sant’Agostino.
La popolazione si trasferì dunque in questa fase, nell’arco di alcuni decenni, dal basso verso l’alto del colle, e sorse la cinta muraria a scopo di difesa e per una migliore organizzazione della vita politica e civile.
L’incastellamento non avvenne solo per motivi di difesa, ma anche e soprattutto per motivi socio-economici.
Il castrum si sviluppò dal punto più alto verso il basso, a semicerchio, lungo il colle delimitato e difeso dalla stretta e orrida gola del fiume Corno e da quella del fosso di Cuccaro, in cui scorrevano acque torrenziali per buona parte dell’anno.

L’abitato era strutturato in semicerchi dentro i quali le famiglie avevano piccoli appezzamenti di terreno per la casa e per coltivare l’orto.
L’accesso era assicurato da sette porte, più o meno ampie a seconda delle strade che vi conducevano.
Il castrum Cassie era quasi inespugnabile da almeno tre lati, cioè dalla parte delle due gole del Corno e del fosso di Cuccaro e dal lato di nord- ovest, dove era stato scavato un fossato artificiale.
In cima al colle, almeno dal 1057, era presente l’insediamento religioso del convento e della chiesa dei canonici regolari professanti la regola di Sant’Agostino, i quali possedevano una loro chiesa, dedicata a San Giovanni Battista. Accanto a questa esisteva però anche un’altra chiesa, più piccola, intitolata a San Pietro, sorta lungo un’importante via di comunicazione, allo scopo anche di fornire un pò di ospitalità a pellegrini e viandanti, che potevano rifocillarsi nelle baracche annesse all’edificio religioso. Questa chiesetta di San Pietro divenne la chiesa matrice del castrum, propria delle autorità, ed era così cara ai casciani, che essi la ricostruirono per ben tre volte, sempre nella stessa zona, utilizzando le pietre originarie.
Le classi più abbienti, gli aristocratici, si insediarono per primi, nel punto più alto del colle; si organizzarono in consorterie di caste socialmente affini o di tipo parentale, governando il castrum sotto la direzione di un capo.
Nel 1198, il duca svevo di Spoleto, Corrado di Urslingen, messo a governare la città dall’imperatore Barbarossa, fu costretto a sottomettersi a papa Innocenzo III, il quale favorì immediatamente nei centri del ducato una forma di amministrazione autonoma che portò alla nascita dei Comuni veri e propri.

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