
Il Papa adottò tale politica libertaria per avere dalla sua parte i Comuni, in qualità di alleati contro gli svevi: governava il ducato spoletano e le sue terre, tra cui Cascia, attraverso un rettore, da lui direttamente nominato; se le città si fossero opposte alle sue costituzioni avrebbero dovuto pagare pesanti multe e, in caso di aperta ribellione, l'occupazione armata delle truppe pontificie.
Risulta dai documenti che effettivamente Cascia pagò al papato, nella prima metà del Trecento, diverse multe.
Nel 1213 si affermò nella città il dominio dei Trinci di Foligno; nel 1260 i casciani si ribellarono e li cacciarono, ma nel 1265 re Manfredi di Svevia occupò nuovamente Cascia e la sua rocca.
La pienezza dell'unità comunale fu raggiunta nel 1280 con la conquista del feudo dei conti di Chiavano; in seguito a tale azione Cascia fu messa al bando e scomunicata dal pontefice, salvo poi essere assolta l'anno successivo dal nuovo papa Niccolò III, dietro il pagamento di duemila fiorini; da questo episodio nacque il detto "Costa quanto Chiavano a Cascia".
Nel 1310 i casciani assalirono Re Roberto d'Angiò di passaggio nel territorio, e per questo gesto oltraggioso la città fu quasi interamente distrutta dal conte Roberto Acquaviva.
Il sec. XIV fu caratterizzato da una sequela di lotte intestine tra guelfi e ghibellini e di ribellioni al potere pontificio, che continuarono anche nel secolo XV, per cui nel 1465 papa Paolo II decise la costruzione di una grande rocca per presidiare la città.
Il Comune di Cascia fu in linea di massima un comune di parte guelfa, che appoggiava quindi il papato nelle lotte tra questo e gli imperatori, anche se in alcuni periodi la parte ghibellina riuscì temporaneamente a prendere il sopravvento.
Come si evince dallo statuto del 1387, furono i consoli le prime autorità di guida, forse due o più, i quali amministravano la giustizia ed erano alla guida suprema della compagine amministrativa, formata da un consiglio di uomini di estrazione aristocratico nobiliare, come quella dei consoli stessi; c'erano poi un camerario e due massari addetti al campo finanziario.
Il loro numero variò nel tempo, arrivando infine a quattro consoli, due di Cascia e due del contado, e a quarantotto consiglieri, sempre metà della città e metà della campagna.
C'erano poi consigli speciali che si radunavano in particolari circostanze, come il consiglio dei cinquanta savi, il consiglio minore, formato da sessanta uomini di tutto il contado, il consiglio dei giurati del popolo, di duecento uomini armati, che costituivano l'esercito permanente.
Forse poco dopo la metà del Duecento era stata introdotta la magistratura del podestà, che sostituì i consoli nell'amministrazione della giustizia; i consoli rimasero comunque come organo superiore e di controllo.
Sia i consoli che i podestà rimanevano in carica per sei mesi, almeno dal Trecento in poi; precedentemente forse queste cariche duravano anche un anno.
Il podestà era un personaggio chiamato da altre città, distanti almeno trenta chilometri da Cascia, mentre i consoli erano di estrazione locale.
Tutti i podestà chiamati da Cascia erano di parte guelfa; ciò sta a riconfermare l'orientamento politico papale della città.
Il podestà aveva anche un suo seguito di uomini, che erano come lui forestieri, con varie competenze, giuridiche, militari, di semplice servizio, che erano mantenuti a sue spese, con il proprio stipendio, pagato dal comune che lo ingaggiava: Cascia doveva essere piuttosto fiorente nel medioevo, perché sappiamo dai documenti che il seguito del podestà della città era in genere abbastanza cospicuo.
Cascia era un comune non di tipo agricolo, bensì cittadino, che eleggeva autonomamente le proprie magistrature; la città era fornita di mura, torri e fossato e non ci abitavano contadini, ma artigiani, salariati e commercianti, alto ceto magnatizio e bassa plebe.
Non era in epoca medievale definita "città" unicamente per il fatto che non possedeva questo titolo in quanto non era sede vescovile.
La classe abbiente, che governava la città, dovette mettersi sotto la protezione della chiesa romana e sottomettersi totalmente ad essa, per respingere la spinta antimagnatizia del popolo minuto.
Nello statuto era prevista la pena di morte per il reato di omicidio, che concerneva anche il mandante, oltre che l'esecutore; il senso di giustizia era molto alto, come si evince anche dalle Riformanze, nelle quali c'è anche attenzione per le norme igieniche, per la tutela delle vedove e degli orfani e per le opere caritatevoli.
Dai documenti risulta che Cascia era un comune tendenzialmente pacifista, seppure al suo interno non mancassero lotte cruente, che purtroppo erano parte della vita del tempo; l'istituzione dei "pacieri", voluta dal comune stesso, dimostra questa volontà di creare un ambiente tranquillo.
Un ruolo importante in questo senso era svolto anche dall'Ordine francescano, i cui frati si erano insediati nella città e nel territorio fin dall'epoca medievale, così come l'altro importante Ordine degli Agostiniani.
Il fatto che nel Quattrocento si sia avuta a Cascia una bella fioritura delle arti figurative, dell'artigianato e del commercio, che ci sia stato nel complesso uno sviluppo civile e religioso, sta a dimostrare che il clima era tutto sommato abbastanza tranquillo, altrimenti ciò non sarebbe stato possibile.


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